Il Green Building Forum Italia 2026 relatore per relatore: che cosa ha detto ciascuno, i punti chiave con il rimando al minuto del video, i dati citati e che cosa significano per il tuo lavoro.
Roma, 28 ottobre 2026Auditorium Parco della Musica Ennio Morricone
16 schededall'apertura alla tavola rotonda «Energia, industria e competitività»
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Benvenuto, saluto istituzionale e opening speech del presidente di GBC Italia.
Conduzione della giornata
Andrea Giambruno
Giornalista e conduttore televisivo
Apertura della giornata · Domande a Fabrizio Capaccioli e a Carlo Calenda · Introduzione al Rapporto GBC Italia 2026 · Introduzione alla tavola rotonda · Conduzione della tavola rotonda
Un luogo di confronto senza tesi ideologiche
Giambruno ha aperto il secondo Green Building Forum presentandolo come un appuntamento ormai quasi annuale e come un luogo di confronto in cui nessuno porta avanti una tesi in modo ideologico. Ha richiamato i cambiamenti repentini degli scenari geopolitici e il peso che le scelte di oggi avranno sui prossimi venti o trent'anni. Nella mattinata ha interrogato Capaccioli e Calenda su geopolitica, energia e decisioni politiche, e ha introdotto il rapporto di Mannheimer e la tavola rotonda.
I punti chiave
Scenari che cambiano in fretta
In apertura Giambruno ha sottolineato che il forum cade in un momento in cui gli scenari geopolitici cambiano in modo repentino. Le scelte fatte oggi, guardando ai prossimi venti o trent'anni, ricadranno su figli e nipoti e sulla possibilità di vivere in modo sostenibile.
Confronto, non ideologia
Ha presentato il forum come un luogo di confronto in cui nessuno porta una tesi in maniera ideologica, ma tutti sono pronti al dialogo. Ha ringraziato il pubblico collegato in rete, gli sponsor e la radio e ha passato la parola all'assessore Veloccia.
Le domande su energia e decisioni
A Capaccioli ha chiesto quanto gli scenari geopolitici influenzino chi progetta le città e se ripensare scelte come l'abbandono del carbone sia un errore o un atto di lucidità. A Calenda ha chiesto la sua posizione sul nucleare e sul carbone, un giudizio sulla vicenda ILVA e sul ruolo della magistratura, le cause dell'immobilismo politico e se si possano ritrovare i risultati di Industria 4.0.
Apertura
Maurizio Veloccia
Assessore all'Urbanistica, Roma Capitale
Saluto di Roma Capitale
Roma vuole trasformarsi puntando sulla qualità, non sulla rendita storica
Portando il saluto dell'amministrazione capitolina e del sindaco Gualtieri, Veloccia ha sostenuto che le città che non cambiano perdono competitività e investimenti. Roma, partita più tardi di Milano, ha chiuso la stagione dell'immobilismo: gran parte del costruito è recente e di qualità molto bassa e va trasformato, mentre la parte storica va modernizzata con grande cura. Ha ricordato la riforma del piano regolatore e del regolamento edilizio e ha chiesto a GBC Italia di aiutare la città in questo lavoro.
I punti chiave
Le città che non cambiano muoiono
Per troppi anni Roma ha creduto che essere capitale le desse un vantaggio competitivo sulle altre città italiane ed europee. Secondo Veloccia non è così: le città sono il luogo in cui si gioca la competitività di uno Stato e, se non cambiano mentalità e approccio, diventano inospitali, perdono il passo e non attraggono più investimenti.
Il costruito del dopoguerra da rifare
Agli investitori stranieri incontrati al MIPIM, preoccupati dal rischio archeologico, l'amministrazione ha spiegato che il 70% di quanto è costruito a Roma risale agli ultimi 60 anni ed è di qualità edilizia bassissima. In molte parti della città, ha detto, bisognerebbe demolire e ricostruire: un lavoro di trasformazione che può impegnare i prossimi decenni.
La parte storica: trasformare con rigore
Una quota più piccola del territorio, indicata tra l'8 e il 9%, va gestita con grande rispetto, cura e rigore, ma deve comunque essere resa sostenibile e al passo con i tempi. La sfida è conciliare il restauro filologico dei palazzi storici con i temi della sostenibilità, del risparmio energetico e della qualità.
Le riforme fatte da Roma
Mentre in Parlamento la legge urbanistica, che ha più di 80 anni, non viene riformata, Roma ha rivisto le regole del piano regolatore dopo 20 anni e ha cambiato il regolamento edilizio, inserendo premialità per chi innova e criteri molto rigorosi di qualità e sostenibilità ambientale.
Qualità: costa di più, vende meglio
Agli imprenditori romani e internazionali l'amministrazione chiede di puntare sulla qualità: significa spendere di più all'inizio, ma poter collocare sul mercato quanto si costruisce molto meglio e a prezzi superiori. Partire più tardi, ha osservato, consente di imparare dagli errori degli altri.
Apertura
Fabrizio Capaccioli
Presidente Green Building Council Italia
Opening speech · Domande del conduttore: geopolitica ed energia · Dialogo con Peter Templeton, moderato da Marco Caffi
Trasformare città ed edifici perché più persone possano permettersi di abitarli
Capaccioli ha aperto il forum spostando il discorso dall'edificio alle condizioni di vita di chi lo abiterà: distanza tra quartieri attrattivi e periferie, case non accessibili ai redditi medi, aree interne che si svuotano, povertà energetica. Ha proposto un «bilancio di accessibilità» delle trasformazioni urbane e ha chiesto un'Europa che sostenga la propria industria invece di alzare gli oneri senza reciprocità internazionale. Nel dialogo con Templeton ha ribadito che la scala del lavoro di GBC è passata dall'edificio alla città e che serve un cambio di livello per rendere la casa sostenibile anche accessibile.
I punti chiave
Oltre l'edificio: chi ci vivrà
Quando si trasforma un edificio, un quartiere o un territorio si interviene sulle condizioni delle persone che lo abiteranno: le spese che dovranno sostenere, i servizi e le opportunità a cui avranno accesso. Per questo, secondo Capaccioli, la responsabilità va oltre il solo ambito delle costruzioni e riguarda lo sviluppo del Paese.
Ricucire le periferie
Milano ha saputo attrarre investimenti e realizzare trasformazioni di grande rilievo, ma bisogna guardare anche ai quartieri che ne hanno beneficiato meno. Porta Nuova e Rogoredo, due quartieri della stessa città, pongono la domanda su come portare la capacità di trasformazione anche dove si attendono da anni manutenzioni, servizi, collegamenti e spazi pubblici curati.
Ostiense: privato e interesse pubblico
Il progetto degli ex Mercati Generali di Ostiense a Roma è citato come esempio di collaborazione tra capitale privato e interesse pubblico su un'area che resta pubblica. Capaccioli precisa che dovrà dimostrare la qualità dei propri obiettivi nei risultati, ma ne indica la direzione: recuperare il patrimonio dismesso e legare gli investimenti a benefici riconoscibili per la città.
Quanta casa si può permettere chi lavora
Partendo dai dati dell'Osservatorio Casa Abbordabile del Politecnico di Milano e dai canoni medi dei nuovi contratti, Capaccioli ha calcolato quanti metri quadrati possono permettersi a Milano un operaio e un impiegato destinando alla casa il 30% del salario netto. Una città in cui chi insegna, cura o garantisce i servizi non può più vivere, ha detto, sta perdendo le condizioni per funzionare.
Povertà energetica: case che consumano meno
La povertà energetica nasce dall'incontro tra redditi insufficienti, prezzi dell'energia e abitazioni inefficienti. Gli aiuti in bolletta rispondono a un bisogno immediato, ma la riqualificazione degli edifici riduce stabilmente l'energia necessaria per stare bene in casa. Va fatta soprattutto sulle abitazioni delle famiglie più deboli.
La proposta: bilancio di accessibilità
Capaccioli ha lanciato l'idea di un bilancio di accessibilità delle trasformazioni urbane: uno strumento che metta in relazione redditi, casa, energia, manutenzione e mobilità, consideri il tempo per raggiungere lavoro, scuola e presidi sanitari e risponda alla domanda su chi potrà permettersi di vivere lì. Potrebbe affiancare gli strumenti di valutazione energetico-ambientale.
Industria europea e oneri climatici
L'Europa ha ridotto le proprie emissioni e pesa poco sul totale mondiale, che continua a crescere. Alzare l'asticella per l'industria europea senza impegni comparabili dei concorrenti rischia di spostare la produzione verso economie con regole meno esigenti, indebolendo le imprese senza ridurre le emissioni globali. Prima di nuovi oneri, chiede di valutarne gli effetti su investimenti e occupazione.
Dal singolo edificio alla città
Nel dialogo con Templeton, Capaccioli ha osservato che fino a pochi anni fa si parlava quasi solo di edificio, mentre oggi si parla di città, quartieri, infrastrutture e vita delle persone. Gli investitori continuano a trovare utili i protocolli, ma per diffondere una casa sostenibile e accessibile serve un cambio di livello, che in Italia va fatto subito.
Priorità di GBC Italia: tutta la filiera
Alla domanda di Caffi sulle priorità, Capaccioli ha indicato il coinvolgimento dell'intera filiera: gruppi di lavoro, comitato tecnico e comitato scientifico portano ai tavoli la rappresentanza più ampia possibile, per produrre documenti operativi che nascono in versione pilota, vengono testati e poi restano di riferimento per anni.
Parte prima
Dialoghi
Il confronto con Carlo Calenda e l'international keynote di Peter Templeton.
Dialogo con il conduttore
Carlo Calenda
Senatore della Repubblica
Dialogo con il conduttore su energia, industria e decisioni politiche
Senza energia stabile e decisioni politiche il Paese si deindustrializza
Rispondendo alle domande di Giambruno, Calenda ha sostenuto che la sostenibilità va affrontata guardando i numeri e l'impatto sull'industria. Si è detto favorevole al nucleare e a tenere le centrali a carbone in riserva calda come garanzia in caso di crisi del gas. Ha ripercorso le vicende dell'ILVA e del gasdotto TAP per mostrare come la mancanza di decisioni produca declino industriale, redditi compressi e, di riflesso, un mercato immobiliare in cui sempre meno persone possono comprare casa.
I punti chiave
Carbone in riserva calda, non come futuro
Il gas stabilizza il sistema elettrico e, più si elettrificano i consumi, più serve energia elettrica stabile, che in Italia si produce soprattutto con idroelettrico e gas. In caso di problemi sulle forniture o sugli stoccaggi europei, per Calenda le centrali a carbone vanno tenute in riserva calda: non perché il futuro sia il carbone, ma per gestire eventuali crisi di approvvigionamento.
Favorevole al nucleare di terza generazione plus
Calenda è favorevole alle attuali centrali nucleari di terza generazione plus, che a suo dire producono poco meno di un quarto dell'energia consumata in Europa, sono sicure e consumano pochissimo suolo rispetto all'eolico. Ritiene che arriveranno anche i piccoli reattori, che negli Stati Uniti e altrove iniziano a essere pensati soprattutto al servizio dei data center.
Rinnovabili e deindustrializzazione
La transizione, secondo Calenda, è stata praticata in Italia generando speculazioni finanziarie e costi insostenibili. Il calo dei consumi di gas è dovuto in parte alle rinnovabili e in larga misura alla perdita di manifattura. Un Paese che vive solo di turismo genera poco valore aggiunto e stipendi bassi, che sono all'origine degli squilibri del mercato immobiliare.
ILVA: l'acciaio primario perso
Calenda ha ripercorso la vicenda dell'ILVA, dal processo alla cessione e alla successiva marcia indietro, ricordando di aver fatto coprire con fondi pubblici i parchi minerari e i nastri trasportatori. L'acciaio che non si produce più a Taranto, ha osservato, viene prodotto in Paesi con regole ambientali meno stringenti: più emissioni globali e acciaio primario perso per l'Italia.
Dal declino industriale alla casa in affitto
Redditi e produttività compressi hanno, secondo Calenda, invertito il settore edilizio: le persone non hanno più i soldi per comprare casa e devono affittarla, gli affitti aumentano molto e gli investimenti sulla casa diminuiscono, tranne in alcune zone centrali destinate a usi paraturistici.
Due regole per poter decidere
Per fare scelte incisive, ha detto, servono due condizioni: essere impeccabili nei comportamenti, senza chiedere favori, assunzioni o consulenze alle società dei settori regolati, e assumersi la responsabilità delle decisioni, anche a rischio di un'azione della magistratura. Il problema dell'Italia è l'idea che non decidendo si accontentino tutti, mentre alla fine sono tutti scontenti.
Transizione 5.0 e consigli inascoltati
Calenda ha raccontato di aver segnalato subito al governo, anche per iscritto al ministro Urso e alla Presidenza del Consiglio, che Transizione 5.0 così scritta non avrebbe funzionato perché troppo interpretabile e con certificazioni da ottenere prima. Il problema, a suo avviso, è che non si accetta un consiglio da un avversario.
International keynote
Peter Templeton
President & CEO, U.S. Green Building Council
Innovazione per comunità pronte al futuro · Il ruolo della politica e dei GBC nell'incertezza · Le priorità di USGBC per un approccio sistemico · Come USGBC guarda all'Italia · Chiusura
Innovazione che crea valore e continuità, oltre i cicli politici
Templeton, in inglese con interprete, ha sostenuto che la competitività passa dall'innovazione, ma da quella che migliora qualità della vita, prestazioni e accessibilità delle comunità, a partire dai risultati misurati sui progetti certificati. In un contesto politico, economico e climatico incerto, il compito dei GBC è garantire continuità agli obiettivi attraverso governi e cicli economici diversi, dimostrando il valore del proprio lavoro e collegandolo a conformità normativa e rendicontazione ESG. Ha definito GBC Italia uno dei partner più importanti e avanzati di USGBC, citando la crescita delle certificazioni LEED nel Paese.
I punti chiave
Quale innovazione serve
Riprendendo l'intervento di Veloccia, Templeton ha detto che l'innovazione è centrale per la competitività, ma va scelta: quella che migliora la qualità della vita, le prestazioni e l'accessibilità delle comunità. L'intero movimento dei GBC riguarda la trasformazione del mercato, cioè individuare le azioni che producono risultati migliori.
Dai progetti certificati alla scala
I milioni di esempi che si vedono ogni giorno nell'ambiente costruito, e in particolare i progetti certificati LEED e quelli che in Italia usano i protocolli, mostrano secondo Templeton quali azioni abbiano dato i risultati migliori nelle comunità. La domanda diventa come replicarli e portarli a scala in ogni comunità.
Continuità in tempi incerti
In un momento di grande incertezza politica, economica, sociale e climatica, dalla politica ci si aspetta ancora che rifletta le priorità delle comunità e indichi con chiarezza come raggiungerle. Il ruolo dei GBC, ha detto, è garantire continuità verso quegli obiettivi, mandando lo stesso segnale chiaro attraverso amministrazioni e cicli economici diversi.
Valore, certezza, riduzione del rischio
La prima priorità indicata è comprendere a fondo la proposta di valore del lavoro dei GBC: presentare soluzioni che, nel contesto commerciale in cui opera il settore, creino valore, certezza e riducano i rischi. La seconda è costruire una comunità con capacità e supporto sufficienti a portare questi risultati a scala.
Collegarsi a norme e rendicontazione ESG
USGBC punta su obiettivi comuni, definizioni comuni di buona pratica e misure comuni di progresso e, dove possibile, sul loro collegamento con la conformità normativa, la rendicontazione ESG e le altre forme di accountability che il mercato chiede. L'attenzione è sui fattori che generano la domanda.
L'Italia vista da USGBC
Templeton ha definito GBC Italia uno dei partner più importanti a livello globale e uno dei GBC più avanzati, osservando che le dinamiche del mercato italiano anticipano spesso quelle del mercato più ampio. Ha citato i progetti LEED certificati in Italia e la crescita delle certificazioni, che considera un esempio per altre aree del mondo.
International keynote
Marco Caffi
Direttore GBC Italia
Moderazione del dialogo tra Peter Templeton e Fabrizio Capaccioli
Le domande per portare il green building dalle eccellenze al Paese
Caffi ha condotto il dialogo tra il presidente di USGBC Peter Templeton e Fabrizio Capaccioli, alternando inglese e italiano. Partendo dal titolo del forum, «How to build a better future», ha posto domande su come tradurre resilienza, comunità sostenibili e competitività in scelte concrete, sul ruolo della politica e dei GBC nella transizione, sulle priorità per passare da singoli edifici eccellenti a un approccio diffuso e sistemico, e sugli impegni reciproci tra USGBC e GBC Italia.
I punti chiave
Dai concetti alle scelte concrete
La prima domanda, rivolta a entrambi gli ospiti, chiedeva come concetti legati a un futuro migliore, come resilienza, comunità sostenibili e competitività, possano tradursi in scelte concrete per l'ambiente costruito e per le persone che lo abitano, contribuendo anche a un miglioramento sociale.
Il ruolo della politica e dei GBC
Richiamando le parole critiche del senatore Calenda, che a suo giudizio non avevano disegnato un quadro ottimistico del futuro, Caffi ha chiesto quale ruolo abbia la politica per la transizione e per gli obiettivi di decarbonizzazione, e che cosa possa fare il Green Building Council per assicurare progressi in questa direzione.
Dalle eccellenze all'approccio sistemico
Ha chiesto a Templeton le due priorità chiave della sua organizzazione per passare da edifici di eccellenza a un approccio diffuso e sistemico, e poi a Capaccioli quali priorità guidino GBC Italia, osservando che in alcune città l'approccio green building è già sistemico, ma c'è un intero Paese da trasformare.
Lo sguardo esterno sull'Italia
Nelle domande finali ha chiesto a Templeton come veda l'Italia, quali strumenti sottolineerebbe del lavoro svolto nel Paese e quale area dell'attività di GBC Italia vorrebbe aiutare ad accelerare. A Capaccioli ha chiesto invece quale impegno si sentirebbe di proporre pubblicamente a USGBC per affrontare insieme queste sfide.
Parte prima
Rapporto GBC Italia 2026
La Casa Sostenibile: percezioni, aspettative e priorità degli italiani sulla transizione del costruito.
Rapporto GBC Italia 2026
Renato Mannheimer
Advisory Board Consultant, Eumetra
Presentazione del Rapporto GBC Italia 2026
Gli italiani vogliono la casa sostenibile ma la vedono come un lusso
Mannheimer ha presentato i risultati di un'indagine su un campione ampio e rappresentativo della popolazione italiana. Cresce la consapevolezza del bisogno di efficientamento, ma cala la disponibilità a spendere: la casa sostenibile è percepita come un lusso e gli incentivi pubblici restano la leva decisiva, tanto che per il relatore la scelta è più politica che tecnica. Gli italiani riconoscono che l'efficienza energetica fa crescere il valore dell'immobile, chiedono un ente terzo che li orienti e certifichi la qualità, e mettono al primo posto la riduzione dei costi di gestione.
I punti chiave
Un patrimonio vecchio e poco conosciuto
Tre italiani su quattro vivono in una casa di proprietà e solo il 7% abita in un immobile costruito negli ultimi cinque anni. Più della metà non conosce la classe energetica della propria casa: Mannheimer, che ha ammesso di non conoscere la propria, lo ha definito un avvertimento ai tecnici che ne parlano come di una cosa normale.
Più consapevolezza, meno disponibilità a spendere
Due terzi degli intervistati dicono di avere bisogno di lavori di efficientamento, una quota cresciuta rispetto all'anno precedente. Ma quando si tratta di spendere metà non è disposta a pagare e la quota dei disponibili è scesa: per Mannheimer è l'effetto della crisi, che rappresenta una difficoltà obiettiva per un mercato potenzialmente enorme.
La casa sostenibile percepita come un lusso
Per due italiani su tre la casa sostenibile è un lusso. Il compito di chi la promuove, ha detto Mannheimer, è far capire che è una necessità. La maggioranza ritiene che i costi vadano divisi a metà tra privati e pubblico, mentre solo una piccola quota pensa che debbano pagare soltanto i privati.
Incentivi: una scelta politica
Gli incentivi pubblici sono di gran lunga il primo fattore che spingerebbe ad avviare o accelerare un intervento. Per questo Mannheimer conclude che fare o non fare una politica di efficientamento delle case italiane è una decisione più politica che tecnica: se ci sono gli incentivi la gente vuole farlo, altrimenti non ha i soldi.
L'efficienza energetica crea valore
Gli intervistati riconoscono che l'efficientamento aumenta il valore della casa: l'efficienza energetica risulta il primo fattore di valore degli edifici, anche al Sud, pur con percentuali più basse. Per il 2035 l'opinione prevalente è che la sostenibilità conterà più della posizione, del design e delle finiture.
Serve un ente terzo che orienti
Gli italiani non sanno valutare se un intervento di efficientamento è fatto bene: la grande maggioranza vorrebbe un prospetto redatto da un ente indipendente che dia indicazioni precise e ritiene importante che un soggetto indipendente certifichi la qualità. Per Mannheimer c'è un grande spazio per un ente terzo.
Tecnologie: rinnovabili sì, domotica no
Tra le innovazioni ritenute più utili prevale l'incremento delle rinnovabili; la domotica è all'ultimo posto. Sull'edificio prefabbricato in stabilimento molti non sanno rispondere. Mannheimer ha avvertito che gli aspetti tecnici non sono patrimonio di tutti e che le risposte sono percezioni, non indicazioni costruttive.
Priorità: ridurre i costi di gestione
Se dovessero scegliere una sola priorità per le politiche sulla casa dei prossimi dieci anni, gli italiani indicano la riduzione dei costi di gestione: bollette più basse e minori spese di manutenzione sono anche gli elementi più rassicuranti per le famiglie. La casa del futuro deve essere prima di tutto alla portata di tutti, poi rispettosa dell'ambiente.
Interazione con il pubblico
Alessandro Bertocchi
Prospecta Formazione
Lancio della domanda al pubblico · Commento alla nuvola di parole
Dare forma all'ascolto: la parola del pubblico sulla transizione
Prima della tavola rotonda Bertocchi ha coinvolto il pubblico in sala e quello collegato in remoto, riprendendo il valore dell'ascolto richiamato dal presidente Capaccioli. Attraverso un QR code i partecipanti hanno risposto con una parola alla domanda proposta sullo schermo: «Qual è il principale ostacolo alla decarbonizzazione del costruito?». A fine tavola rotonda ha commentato la nuvola di parole: in primo piano i costi, poi burocrazia e competenze, ma anche cultura, consapevolezza e incentivazione.
La nuvola delle risposte proiettata in sala alla fine della tavola rotonda: al centro «Costi».
I punti chiave
L'ascolto come metodo
Bertocchi ha ricordato che nell'apertura il presidente aveva insistito sul valore dell'ascolto, inteso non solo come capacità ma come volontà di ascoltare. Per questo il pubblico in sala e quello collegato in remoto è stato invitato a rispondere, inquadrando il QR code sullo schermo e sul badge, con un aggettivo o un valore ritenuto importante.
Che cosa dice la nuvola di parole
Sullo schermo sono state mostrate le trenta parole più interessanti: in evidenza «costi», declinata anche in più voci, poi burocrazia e competenze. Bertocchi ha segnalato anche voci come una giusta cultura, la consapevolezza e l'incentivazione, temi già emersi nel corso dei lavori, prima di restituire la parola al conduttore e ai relatori.
Parte prima
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Industria, ricerca e istituzioni a confronto, introdotti dal messaggio del ministro Urso.
Introdotta dal messaggio del ministro Urso, letto in sala da Andrea Giambruno, la tavola rotonda parte da un punto condiviso: in Italia l'energia costa più che altrove e questo pesa sulla capacità delle imprese di investire nella transizione. Le posizioni si distinguono sulle leve. Cervini chiede regole che rendano obbligatoria l'adozione di tecnologie già disponibili; Gallini e Squinzi descrivono i percorsi industriali di decarbonizzazione ed efficienza; Cotana indica nel mix energetico e nel meccanismo dei prezzi il nodo da sciogliere; Bertini e Gallone presentano efficienza e sostenibilità come opportunità di innovazione e occupazione. Marchesani e Bertini richiamano il ruolo del progetto e dell'industrializzazione dell'edilizia.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Adolfo Urso
Ministro delle Imprese e del Made in Italy
Messaggio del ministro, letto in sala da Andrea Giambruno
Politica industriale e transizione ambientale devono procedere insieme
Il ministro non era presente: il suo messaggio è stato letto in sala dal conduttore Andrea Giambruno in apertura della tavola rotonda. Urso descrive le costruzioni come un grande motore economico che muove le filiere di materiali, impianti e componenti, e chiede una transizione sostenibile per famiglie e imprese, «guidata da pragmatismo e non dalla ideologia». Rivendica le priorità italiane recepite dal Consiglio europeo sul mercato del carbonio e richiama i risultati del piano Transizione 5.0, che il governo intende estendere.
I punti chiave
Costi dell'energia e decarbonizzazione
Il governo condivide l'obiettivo europeo di rendere più efficiente il patrimonio edilizio, ma chiede una transizione sostenibile per famiglie e imprese. Secondo il messaggio, un'impresa italiana che paga l'energia più delle concorrenti europee non riesce a investire in decarbonizzazione: per questo politica industriale e transizione ambientale devono lavorare insieme.
Le priorità italiane in Europa
Il Consiglio europeo avrebbe recepito le richieste italiane: un mercato del carbonio prevedibile e meno volatile, che non aggravi i prezzi dell'elettricità, e una tutela contro il rischio di delocalizzazione. Le quote gratuite per acciaio, cemento e ceramica non vanno ridotte prima che siano disponibili tecnologie e infrastrutture verdi; il CBAM deve proteggere chi produce in Europa e l'ETS2 per il riscaldamento va valutato con rigore.
Transizione 5.0 da estendere
Innovazione digitale ed efficienza energetica sono indicate come i binari dello sviluppo, a patto che siano accessibili. Il governo dichiara di sostenere le imprese, soprattutto le piccole e medie, a partire dal piano Transizione 5.0, che intende estendere con la prossima legge di bilancio.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Paolo Cervini
CEO Polifin, Gewiss, Costim RE
La linea europea è giusta: il problema è metterla in pratica · Quanto costano gli edifici intelligenti e il patrimonio vetusto
La direzione è giusta, manca la messa a terra
Cervini giudica la linea europea direzionalmente giusta e sposta il problema sull'attuazione. Le tecnologie per edifici e infrastrutture sostenibili esistono e sono alla portata, ma la loro adozione resta affidata alla buona volontà di investitori e utilizzatori: per questo chiede una normazione che le renda obbligatorie, più che sussidi. Ricorda che le infrastrutture diventeranno sempre più energivore e che il grande intervento da fare riguarda il patrimonio esistente, in gran parte tecnologicamente arretrato.
I punti chiave
Linea giusta, attuazione da costruire
Alla domanda se la linea italiana recepita in Europa sia quella giusta, Cervini risponde che è direzionalmente giusta, ma che il tema oggi è la messa a terra. Presenta un gruppo che progetta, sviluppa tecnologie per le infrastrutture e le realizza, e osserva che l'utilizzatore oggi sa che cosa vuole: un'infrastruttura sostenibile è anzitutto durevole e adeguata ai bisogni di chi la usa.
Normare più che sovvenzionare
Il problema, sostiene, non è tecnologico: le tecnologie disponibili sono molte. Più che di supporto e sovvenzioni serve un lavoro trasversale per normare l'adozione di queste tecnologie, perché oggi la realizzazione di strutture sostenibili è ancora troppo lasciata alla buona volontà di investitori e utilizzatori.
Infrastrutture sempre più energivore
Lascia un punto di osservazione: più le infrastrutture diventano tecnologiche, più consumano energia. Approvvigionamento e regole sull'uso dell'energia diventano quindi un tema centrale, e il focus deve stare sulla capacità pragmatica di attuare le direzioni indicate.
Costano, ma si ripagano
Alla domanda sui costi degli edifici intelligenti, distingue tra investimento iniziale e costo lungo la vita dell'opera: le tecnologie costano ma si ripagano ampiamente e sono alla portata di tutti, in funzione dell'investimento. Nel residenziale, però, l'adozione di soluzioni di smart home e home automation è ancora a una sola cifra.
Il nodo del patrimonio vetusto
Il nuovo ha già una sua regolamentazione; l'enorme intervento da fare è sull'esistente, in gran parte vetusto e, dice, «tecnicamente stupido», con consumi elevati. Le tecnologie permettono di intervenire in modo molto economico, ma senza obblighi, presenti solo in alcuni ambiti, l'evoluzione degli edifici non avviene.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Stefano Gallini
AD Heidelberg Materials Italia
A che punto è la decarbonizzazione di cemento e calcestruzzo · Che cosa serve dalle istituzioni e dalla filiera
Decarbonizzare il cemento è una realtà, ma serve tutta la filiera
Gallini parte dai dati del Rapporto GBC per osservare che la sostenibilità sta passando dalla responsabilità ambientale alla protezione e creazione di valore. Descrive il percorso di decarbonizzazione di cemento e calcestruzzo: combustibili alternativi, materie prime seconde, efficienza, meno clinker e cattura della CO2, già attiva in Norvegia e in progetto anche in Italia. È un percorso costoso e pionieristico, che chiede a produttori, progettisti, committenti e mercato di riconoscerne il valore, e alle istituzioni un quadro normativo adeguato.
I punti chiave
La sostenibilità come valore dell'immobile
Alla domanda su dove sia arrivata la decarbonizzazione, Gallini richiama i dati del Rapporto presentato da Mannheimer: molti ritengono che le proprie case abbiano bisogno di interventi, ma pochi sono disposti a pagarli, e uno su due pensa che entro il 2035 gli edifici senza prodotti sostenibili possano perdere valore. La sostenibilità diventa così anche protezione e creazione di valore.
Le leve della decarbonizzazione
Il percorso parte dalla produzione: combustibili alternativi, materie prime seconde, efficienza energetica e investimenti negli impianti. Riguarda poi i prodotti, con un contenuto di clinker, la materia prima del cemento, in riduzione senza intaccare la qualità. La decarbonizzazione è lo stadio finale.
La cattura della CO2
Heidelberg Materials, dice, è l'unico gruppo al mondo con una cementeria dotata di cattura della CO2, a Brevik in Norvegia; un altro progetto è in corso nel Regno Unito. In Italia si sta completando il progetto per la cementeria di Rezzato, in provincia di Brescia, con cattura e trasporto della CO2 verso Ravenna: il primo del settore nel Paese.
Un percorso costoso e condiviso
La cattura, lo stoccaggio e il trasporto della CO2 sono un percorso oneroso sia negli investimenti sia nei costi operativi, ambizioso e quasi pionieristico. Per questo l'intera filiera deve riconoscerne il valore aggiunto e serve un supporto normativo che permetta di arrivarci.
Ogni anello deve fare la sua parte
Alla domanda su che cosa serva dalle istituzioni: i produttori investano in ricerca e tecnologie, i progettisti considerino i prodotti, la committenza premi quelli che contribuiscono a ridurre la CO2 e il mercato riconosca il valore del processo. Servono regole che favoriscano sia le tecnologie ambiziose sia le opportunità di breve termine, come i combustibili alternativi, su cui l'Italia è indietro rispetto alla media europea.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Davide Marchesani
Head of Industrial Sales & Engineering Solutions, Wolf System
Energia, investimenti e il contributo del comparto edile
Edifici performanti e progettati per durare
Per Marchesani la crisi energetica ha messo in luce un punto debole: la crescita delle imprese è legata a un aumento dei consumi di energia che non è sostenibile né economicamente né per l'ambiente. Sostenibilità e competitività devono essere due facce della stessa medaglia. Il comparto edile può contribuire con edifici performanti e con una progettazione che guardi lontano, puntando su benessere delle persone, flessibilità degli immobili e durabilità.
I punti chiave
Crescita legata ai consumi
Alla domanda su come affrontare i prossimi anni e fare investimenti sicuri in uno scenario geopolitico incerto, Marchesani osserva che la crisi ha svelato un punto debole: la crescita necessaria a Paese e imprese è collegata a un aumento esponenziale dei consumi energetici. A lungo andare non è sostenibile; la crescita va legata al contenimento dei consumi.
Domanda e offerta di rinnovabili
Imprese e privati cercano quote crescenti di energia rinnovabile, ma domanda e offerta, dice, sono totalmente scollegate. Il comparto edile può fare molto fornendo edifici performanti che limitino le carenze energetiche e permettano di concentrarsi sul benessere di chi li vive. Cita la sede italiana di Wolf System, che l'anno scorso ha raggiunto la neutralità climatica.
Progettare guardando lontano
Rivolto ai tecnici, chiede di progettare pensando a un futuro il più lontano possibile, su tre assi: il benessere delle persone che lavorano e vivono negli edifici, la flessibilità degli immobili, perché i cambi di destinazione d'uso sono sempre più rapidi, e la durabilità, aiutata da software e previsioni sugli effetti del cambiamento climatico.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Veronica Squinzi
CEO Mapei
Come si resta competitivi con l'energia che cambia · Competere sui mercati esteri: qualità, efficienza, bilancio di sostenibilità
Competere con autoproduzione, efficienza e prodotti durevoli
Squinzi spiega che Mapei non è un'azienda energivora ma compra materie prime da energivori, e quindi subisce i costi dell'energia. Descrive i fronti su cui lavora il gruppo: autoproduzione con fotovoltaico e trigenerazione, acquisti di energia sui mercati locali, efficienza energetica negli impianti e bilancio di sostenibilità come strumento per misurare e darsi obiettivi. Lega la sostenibilità alla qualità e alla durabilità dei prodotti, e ricorda che senza un costo dell'energia comparabile la competizione non è equa.
I punti chiave
Presenti dove c'è il mercato
Alla domanda su come restare competitivi in uno scenario in continuo cambiamento, Squinzi spiega che il gruppo non sceglie i Paesi in base al costo dell'energia: deve lavorare a 360 gradi, essere efficiente e vicino al mercato locale. Produrre vicino ai clienti riduce anche i costi di trasporto, con effetti sulla sostenibilità e sui consumi.
Autoproduzione e acquisti multimercato
Il primo fronte è l'autoproduzione: impianti fotovoltaici in tutti i siti, anche su uffici e laboratori dove c'è spazio, e in alcuni casi trigeneratori, per ridurre l'esposizione alla volatilità dei mercati energetici. Il secondo è l'acquisto di energia sui diversi mercati locali, che riduce i rischi e permette di essere competitivi in ciascun Paese.
Qualità come base della sostenibilità
Alla domanda su quanto sia difficile competere, per esempio in Arabia Saudita, risponde che bisogna essere dentro il Paese e capirne le esigenze. Competere non è solo una questione di costo: significa fare prodotti giusti per quel mercato e di buona qualità, perché la durabilità permette di costruire in modo duraturo ed evitare sprechi, demolizioni e rifacimenti.
Efficienza negli impianti
Il terzo fronte è l'efficienza energetica: tutte le produzioni hanno programmi per ridurre i consumi degli impianti. Squinzi ricorda un concetto semplice ma fondamentale: l'energia più competitiva è quella che non si consuma.
Il bilancio di sostenibilità
Il quarto strumento è il bilancio di sostenibilità, che ha permesso al gruppo di misurare, capire dove intervenire, fermarsi e darsi obiettivi di miglioramento su tutti i fronti. Chiude ricordando che senza un costo dell'energia comparabile la competizione non è equa: i suoi prodotti, prodotti localmente, sono più fortunati di altri che soffrono e chiedono interventi rapidi della politica e degli imprenditori.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Franco Cotana
AD RSE
Competitività senza risorse energetiche: mix, prezzi, elettrificazione, biomasse
Cambiare la struttura della produzione di energia per abbassare i prezzi
Cotana parte da un dato di fatto: Europa e Italia non hanno risorse energetiche né materie prime critiche. Per abbassare le bollette e rendere competitivo il sistema produttivo bisogna cambiare la struttura della produzione di energia, con molte rinnovabili e, dal 2030, anche nucleare. Critica le distorsioni di ETS e CBAM e il meccanismo che lega il prezzo dell'elettricità al gas. Indica nell'elettrificazione, a partire dalle pompe di calore, e nelle biomasse lignocellulosiche due leve sottovalutate.
I punti chiave
Il PNIEC e gli obiettivi europei
Alla domanda su come restare competitivi quando la competizione non è equa, Cotana ricorda che RSE elabora il PNIEC insieme a ISPRA, che cura la parte ambientale. Gli obiettivi, in parte dati dall'Europa e da lui definiti «molto velleitari», sono stati inviati a Bruxelles nel 2024 e approvati: prevedono un forte sviluppo delle rinnovabili.
Potenza installata e ore di produzione
Avverte che fotovoltaico ed eolico non sono programmabili e che la potenza va moltiplicata per le ore di funzionamento per capire quanta energia producono davvero. Idroelettrico con grandi sistemi di accumulo e bioenergie danno molte più ore perché programmabili; ricorda anche la geotermia, un po' dimenticata.
Le distorsioni di ETS e CBAM
Secondo Cotana l'Europa sta facendo un po' harakiri, perché solo noi paghiamo l'ETS sulla CO2 e ne siamo i maggiori contribuenti. Il CBAM avrebbe peggiorato le cose, perché importando un semilavorato dalla Cina si paga la tassa sulla CO2, mentre importando il prodotto finito no. Sono distorsioni che andrebbero riviste.
Il mix e il prezzo legato al gas
Nel medio e lungo termine serve un mix decarbonizzato con molte rinnovabili e, dal 2030, una quota di nucleare; fino al 2030 si è in piena transizione e il gas servirà ancora. Oggi il prezzo dell'energia dipende troppo dal gas: con il meccanismo dei prezzi marginali, il gas che fa da servizio alle rinnovabili fissa il prezzo di tutta l'energia, e l'Italia paga circa il doppio di Spagna e Francia.
Elettrificazione e pompe di calore
L'elettrificazione dà più efficienza: con una pompa di calore un chilowattora ne rende 4 o 5, fino a 6 con geotermia a bassa entalpia e riscaldamento a pavimento, perché il COP è più alto. Su circa 1300 terawattora consumati ogni anno, il riscaldamento delle abitazioni pesa 350-360; elettrificando tutto, ipotesi che lui stesso giudica non praticabile, si scenderebbe a circa 100.
Le biomasse lignocellulosiche
Indica una risorsa non sfruttata: i boschi italiani, in crescita, sono utilizzati molto meno della media europea. Lasciati all'abbandono aumentano il rischio di incendi. Una selvicoltura intelligente, con tagli alternati ogni trent'anni, permetterebbe di usare parte del legno nelle costruzioni, stoccando CO2, e di valorizzare turismo, sentieri, prodotti del sottobosco e biodiversità.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Ilaria Bertini
Direttrice Dipartimento Unità per l'Efficienza Energetica, ENEA
L'efficienza energetica come leva e non come adempimento · Commento alla nuvola di parole: innovare e industrializzare l'edilizia
L'efficienza energetica è un'opportunità, non un adempimento
Bertini, che rappresenta l'Agenzia nazionale per l'efficienza energetica dell'ENEA, spiega il principio europeo dell'efficienza energetica al primo posto: nella pianificazione del sistema energetico l'energia non consumata va trattata come un'infrastruttura. Alle imprese indica tre vantaggi oltre al risparmio: reputazione presso gli investitori, innovazione, occupazione. Commentando le risposte del pubblico, sostiene che i costi si abbattono innovando il settore edile, con una filiera italiana della costruzione fuori sito.
I punti chiave
ENEA come ente terzo
Alla domanda se dopo il 2030 l'efficienza possa diventare per le imprese una leva e non solo un costo, Bertini si dice chiamata in causa dal Rapporto, che chiedeva un punto di riferimento terzo. Ricorda che ENEA è l'ente di ricerca più concentrato sull'energia per persone e strutture, e che svolge il ruolo di Agenzia nazionale per l'efficienza energetica.
Efficienza energetica al primo posto
Il principio europeo dell'efficienza energetica al primo posto non significa solo metterla in cima all'agenda: quando uno Stato pianifica il sistema energetico deve considerare tutte le soluzioni efficaci ed efficienti per produzione, trasmissione e distribuzione. L'energia non consumata è come un'infrastruttura virtuale.
Tre vantaggi per le imprese
Oltre alla riduzione dei consumi, indica tre aspetti. La reputazione: fondi e investitori guardano alla sostenibilità, e le aziende attente gestiscono meglio rischi e resilienza, anche di fronte ai prezzi volatili. L'innovazione: chi fa efficienza innova, come in un progetto di ricerca con Heidelberg su cementi con materiali a cambiamento di fase. L'occupazione: le risorse liberate permettono di assumere persone competenti e giovani.
L'osservatorio di ENEA
ENEA segue l'articolo 8 del decreto 102 e il tema di gasivori ed energivori, e dispone quindi di un osservatorio che Bertini definisce piuttosto valido: le aziende che hanno visione e capiscono queste opportunità saranno più competitive.
Industrializzare l'edilizia
Commentando la nuvola di parole del pubblico, dove domina «costi», sostiene che i costi si abbattono con l'innovazione: innovare i cantieri e i sistemi per riqualificare, industrializzare il settore edile. ENEA si sta impegnando per una filiera italiana della costruzione fuori sito, in legno e acciaio, che potrebbe ridurre costi e tempi, rilanciare zone industriali in difficoltà e migliorare qualità e sicurezza dei cantieri.
Tavola rotonda: Energia, industria e competitività
Alessandra Gallone
Presidente ISPRA
Sostenibilità, occupazione e intelligenza artificiale · Commento alla nuvola di parole: dai costi agli investimenti
La sostenibilità come opportunità di sviluppo e di lavoro
Gallone osserva che in Italia è cambiata la sensibilità: la sostenibilità non è più vissuta solo come vincolo ma come opportunità. Porta il dato ISPRA su emissioni in calo e PIL in crescita come prova che le imprese che innovano ne traggono vantaggio anche in competitività e occupazione. Vede nell'intelligenza artificiale, se usata correttamente, un beneficio, e nel ripristino della natura un possibile grande progetto per il Paese. Chiede che ISPRA e il sistema delle agenzie ambientali siano compagni di viaggio delle imprese, non solo valutatori.
I punti chiave
Cambiata la sensibilità
Alla domanda se la sostenibilità possa essere uno strumento per creare occupazione anziché toglierla, Gallone dice di aver sentito in mattinata parole che porteranno ad azioni. Nel Paese la sensibilità è cambiata: della sostenibilità non si ha più timore, la si interpreta come un'opportunità e non solo come un vincolo, e l'occupazione ne trarrà beneficio.
Emissioni giù, PIL su
ISPRA ha come compito centrale il monitoraggio, la raccolta e la messa a disposizione dei dati. Il dato che porta è che le emissioni di gas serra in Italia sono diminuite mentre il PIL è aumentato: per Gallone è la risposta delle imprese che hanno capito che innovare e adattarsi paga in sostenibilità, competitività e occupazione.
L'intelligenza artificiale
Riferendo una conferenza stampa della mattina con il ministro della Pubblica amministrazione, sostiene che l'intelligenza artificiale sarà un beneficio per l'occupazione, perché si nutre dei dati prodotti dall'intelligenza umana. Usata correttamente, sostiene l'innovazione e le imprese in alleanza con istituzioni, pubbliche amministrazioni e cittadini.
Suolo e ripristino della natura
Richiama il rapporto ISPRA sul consumo di suolo presentato il giorno prima: il Paese ha consumato suolo, ma ha avviato anche il ripristino. Le regole europee sul ripristino della natura, che andranno applicate con un piano, possono essere viste dalle imprese come una sciagura o come il più grande progetto del Paese, con nuove competenze e occupazione per i giovani.
Un compagno di viaggio
ISPRA, insieme al Sistema nazionale per la protezione dell'ambiente, cioè il sistema delle ARPA, deve diventare un compagno di viaggio delle imprese: non solo un ente valutatore, ma un accompagnatore delle buone pratiche. Nel commento finale alla nuvola di parole auspica che i costi si trasformino in investimenti, con incentivi per chi produce e risparmio per chi utilizza.
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